sabato 1 settembre 2007
Dall'anima al mondo, attraverso gli occhi.. cefalonia
Era seduta in silenzio, in riva al mare. Gli ultimi raggi di sole le accarezzavano i capelli, il frinire delle cicale impazzite dal caldo le arrivava alle orecchie come una dolce melodia, un suono dolceamaro che le ricordava il poco tempo ancora a disposizione. Guardando l'orizzonte con gli occhi socchiusi, s'imprimeva nel cervello ogni linea, ogni forma, ogni dettaglio: il profilo della montagna a picco sul mare, la linea incerta dell'albero di una barca a vela troppo lontana per distinguerne la bandiera di provenienza, il luccichio aranciato del sole sulla cresta delle onde. Si sentiva al centro del mondo, come se milioni di anni fa tutto fosse nato per lei, per accoglierla in quel momento, per restituirle sotto altre sembianze, quello che aveva perduto. Gioia, fiducia, maraviglia. Come se avesse potuto percepirlo, l'isola l'aveva accolta a braccia aperte nella propria pace silenziosa e, come se la giovane fosse stata un vaso vuoto, aveva cominciato a colmarla, nutrendola attraverso gli occhi con la propria bellezza. All'inizio fu tutto impercettibile. Poi la ragazza si rese conto che non v'era niente su cui posasse lo sguardo che non fosse semplicemente meraviglioso. Tutto ciò che guardava splendeva di luce propria: l'aria era profumata, le persone sorridenti e piacevoli, il mare di una bellezza devastante, il cielo sempre terso. E la musica, certo, la musica greca. Come una magica nenia che le cullava il cuore. Si chiese come potesse non appartenere a quella terra, non essere figlia di quegli elementi, forti e al contempo delicati, di quella terra mistica. Perchè sentiva di appartenere a quel luogo come se non avesse mai vissuto altrove, come se non esistessero un altro tempo e un altro luogo. Distolse lo sguardo dall'orizzonte, lacrime leggere le si erano raccolte agli angoli degli occhi. Le asciugò con un sorriso: forse la luce troppo forte, forse era semplicemente sopraffatta da tanta prepotente bellezza. Disegnò con la mano sulla sabbia, chinando la testa e nascondendo il volto a chi non poteva capire, mentre l'odore di salsedine si mescolava al profumo di timo. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Tra sé e sé ringraziò quella terra stupenda d'aver condiviso con lei la propria energia. Infine, si alzò, si tolse la sabbia di dosso e girò le spalle al mare, allontanandosi. Senza sapere che, prima dell'addio definitivo, quella terra meravigliosa le avrebbe riservato un'ultimo, magico regalo.
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3 commenti:
eli ma lo sai che scrivi davvero bene! a quando il tuo romanzo?
baci cla
ciao connu cara,sono felice di sapere che leggi ancora il blog! grazie x il complimento, sei davvero gentilissima.. quanto al romanzo ci sto pensando..hai qualche spunto? :)
tanti baci
se a cherso ci fosse la sabbia...
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