mercoledì 5 settembre 2007

Lungo un sentiero di bit...

Gocce di pioggia scivolavano sul vetro della finestra totalmente indifferenti allo sguardo cupo della giovane che scrutava il cielo plumbeo. Le nuvole parevano scolpite nel ghiaccio, un ghiaccio sporco, scuro, dalle sgradevoli sfumature grigio nerastre. Ogni volta che le gocce colpivano il vetro, producevano un suono secco, plic, come un piccolo schiaffo in faccia al suo desiderio di veder il sole. Per quel che poteva ricordare, ogni volta che quell'anno era tornata a casa, la pioggia l'aveva seguita. Non importava che fosse febbraio oppure agosto: non appena parcheggiava davanti a casa cadeva la prima goccia sull'auto. Distolse lo sguardo dall'orizzonte pesante e minaccioso e si concentrò sul computer acceso sul tavolo. Il monitor illuminava la stanza come una porta interdimensionale.. la chiamava semplicemente, aspettando che digitasse nuove parole, formulasse nuovi pensieri, articolasse nuove emozioni. Ma con la pioggia le veniva difficile, scriveva più per noia che per altro. Si guardò attorno. La stanza era la stessa di sempre, quella degli ultimi 20 anni. Ma al contempo era profondamente diversa, quasi spoglia, non le apparteneva più, così vuota e ordinata. Sembrava una stanza d'albergo pronta ad accogliere lei o chiunque altro fosse stato necessario, indifferentemente. Era strano. Viveva in una città che non era la sua e non si sentiva a casa ma neanche quando tornava dov'era cresciuta si sentiva più casa. La sua stanza era la rappresentazione perfetta della sua vita. Un bell' involucro che però non era né carne né pesce perchè nessuno l'aveva arredato, nessuno c'aveva impresso la propria personalità. Potenzialità a mille ma ancora semplice potenzialità. Era stanca di stare in quel limbo. Era stufa del "vorrei ma non posso" o del "non so cosa sono o che sarà di me". Sentiva di essere un foglio bianco molto simile a quella pagina word che aspettava le sue dita sulla tastiera. Le pareva fino a quel momento di aver usato solo la barra spaziatrice, nessuna lettera: in quel modo aveva fatto qualche passo avanti ma non aveva scritto nulla. Le dispiaque rendersene conto. Sapeva di dover solo appoggiare le dita su quei tasti e prima o poi qualcosa di buono ne sarebbe uscito. Si rendeva conto che cambiare era difficile e in un momento così delicato lo era ancora di più. Sedette alla scrivania a fissare il foglio word con occhio vacuo. I pensieri erano legati fra loro da fili di seta troppo stretti per sciogliersi a un semplice movimento..e forse proprio in quello stava l'essenza della vita. Capire che il cambiamento fa parte del gioco e che non va ostacolato ma assecondato. In attesa che arrivi qualcos'altro a cui presto ci si abituerà e da cui presto ci si dovrà staccare per cambiare ancora, crescere, evolvere. Perchè mente e cuore vanno nutriti, sostenuti, rafforzati. L'importante è guardare sempre avanti. Con un sorriso le venne in mente l'unità del discorso dialettico di Hegel, tesi, antitesi e sintesi..il momento astratto -intellettivo dell'affermazione, quello della dialettica razionale, potenza del negativo e infine il mantenimento e superamento dell'unità. Che di nuovo diventa tesi, incontra un'antitesi e si trasforma in sintesi, in una spirale in crescendo che trasforma la dialettica in realtà e la realtà in pensieri e filosofie di vita. I punti di arrivo non sono altro che nuovi punti di partenza. Non sapeva se era stata in grado di lasciare dietro di sé qualcosa ma sicuramente sentiva di essere arrivata ad un momento di antitesi.. stava solo a lei decidere se partire o meno e divenire sintesi.

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