martedì 18 settembre 2007
echi greci
Taceva in silenzio, la testa appoggiata al suo petto. Ogni respiro di lui spezzava la calma disordinata dei pensieri che le si aggrovigliavano nella mente. Ad occhi chiusi percepiva il profumo della sua pelle, il solido battito del cuore che le rimbombava nelle orecchie. Si concentrò tentando di fare piazza pulita dei pensieri inutili, cercando di capire come si sentiva, cosa provava. Trattenne il repiro aspettando quella vecchia emozione tanto cara, quell'intima vibrazione che dal cuore scendeva ai lombi e rimbombava nel cervello spazzando tutto come gelido vento invernale. Nulla. Solo il battito del cuore di lui, inconsapevole, come un metronomo stanco che scandiva senza pietà il vuoto amaro nella sua testa. Bum..bum..bum. Strinse le palpebre per concentrarsi con più determinazione. Bum..bum.. ancora nulla.. nessun brivido felino, nessun tuffo al cuore. Si chiese il perchè di quella paralisi psicosomatica. Le pareva che il corpo non reagisse ai suoi ordini come se da qualche tempo fossero cambiate le parole d'ordine per farlo funzionare e lei non conoscesse quelle nuove. A conferma di questo pensiero, mosse le dita del piede sinistro e aprì un occhio per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il piede poggiava di traverso sulla gamba abbronzata di lui. Lentamente sollevò la testa e la poggiò sulla mano destra per guardarlo meglio, consapevole del sonno profondo rivelato da quel respirare calmo e ritmato. Fece scivolare lo sguardo sulle sopracciglia perfettamente disegnate, sulle rughe sottili agli angoli degli occhi, sul naso perfetto e sulle labbra appena socchiuse. Accarezzò con gli occhi la barba incolta che disegnava un'ombra sul suo viso rendendolo ancora più attraente. "Sei perfetto" pensò tra sé e sé, stupendosi della lucidità con cui riusciva a guardarlo, un distacco emotivo tagliente come una lama. Si chiese perchè provasse sentimenti tanto altalenanti per quell'uomo splendido. Era affascinante, intelligente, ricco, poliglotta.. poi, come una bottiglia stappata all'improvviso, salì a galla quel pensiero amaro che inutilmente aveva cercato di mettere a fuoco. "chissà se nella vita è dato amare solo una volta" si sorprese a pensare guardando il compagno. Come se il rombo di quel pensiero l'avesse travolto, i lineamenti di lui si contrassero in un sorriso. Aprì gli occhi, fissandola intensamente con le iridi screziate d'oro. Poi, quasi a risposta, le prese il volto fra le mani e dolcemente la baciò sulle labbra.
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periodo ipotetico della realtà
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2 commenti:
purtroppo si!
si può amare solo una volta, ora lo so!
l'unica scelta, dopo aver volato è tra rimettersi a volare, anche se le ali non ti hanno sorretto l'ultima volta, concedendosi alle correnti,oppure strappare queste vestigia di un mondo troppo fatato per poterci credere a decidere di camminare come quasi tutti
se non credi tu alla tua felicità, chi può crederci?
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