domenica 23 settembre 2007

domo mia..

Tazenda... l'ultima volta che li ho sentiti cantare ero una bimba ma ricordo che, pur non capendo cosa dicevano, mi trasmettevano sensazioni inspiegate.. non so, come se cantassero una litania di altri tempi, di una terra incantata..beh, in fondo la Sardegna è davvero una terra magica. Comunque all'epoca cantavano "Spunta la luna dal monte" con Pierangelo Bertoli..mi piaceva talmente tanto che a furia di sentirla avevo imparato a memoria il testo, anche la parte in sardo!

Ora, quasi 20 anni dopo, tornano a cantare con Eros Ramazzotti "Domo Mia" dall'album Vida (non che lui mi faccia impazzire, a dire la verità, però in questo caso..) .. come posso spiegarlo?
E'una canzone che riesce a toccare le corde più intime del mio animo, spalanca la mente ai ricordi e alla speranza di un futuro radioso.. mi fa venire la pelle d'oca. Se chiudo gli occhi riesco a rivedere quel mare trasparente e quella natura selvaggia e ordinata piegata dal vento sferzante che mi conquistò allora, l'odore di timo e ginepro, le torri diroccate sulle scogliere, la sabbia che non si incolla ai piedi e quel profumo, quell'inconfondibile aroma di mare e timo, di mirto selvaggio..


Commo deo,
so innoe
oe eo
soe chene ribos
Antigos 'spiritos, umbras
parent che benint a mie
Ti cherzo donare su sambene
ti cherzo leare..

martedì 18 settembre 2007

echi greci

Taceva in silenzio, la testa appoggiata al suo petto. Ogni respiro di lui spezzava la calma disordinata dei pensieri che le si aggrovigliavano nella mente. Ad occhi chiusi percepiva il profumo della sua pelle, il solido battito del cuore che le rimbombava nelle orecchie. Si concentrò tentando di fare piazza pulita dei pensieri inutili, cercando di capire come si sentiva, cosa provava. Trattenne il repiro aspettando quella vecchia emozione tanto cara, quell'intima vibrazione che dal cuore scendeva ai lombi e rimbombava nel cervello spazzando tutto come gelido vento invernale. Nulla. Solo il battito del cuore di lui, inconsapevole, come un metronomo stanco che scandiva senza pietà il vuoto amaro nella sua testa. Bum..bum..bum. Strinse le palpebre per concentrarsi con più determinazione. Bum..bum.. ancora nulla.. nessun brivido felino, nessun tuffo al cuore. Si chiese il perchè di quella paralisi psicosomatica. Le pareva che il corpo non reagisse ai suoi ordini come se da qualche tempo fossero cambiate le parole d'ordine per farlo funzionare e lei non conoscesse quelle nuove. A conferma di questo pensiero, mosse le dita del piede sinistro e aprì un occhio per controllare che tutto funzionasse a dovere. Il piede poggiava di traverso sulla gamba abbronzata di lui. Lentamente sollevò la testa e la poggiò sulla mano destra per guardarlo meglio, consapevole del sonno profondo rivelato da quel respirare calmo e ritmato. Fece scivolare lo sguardo sulle sopracciglia perfettamente disegnate, sulle rughe sottili agli angoli degli occhi, sul naso perfetto e sulle labbra appena socchiuse. Accarezzò con gli occhi la barba incolta che disegnava un'ombra sul suo viso rendendolo ancora più attraente. "Sei perfetto" pensò tra sé e sé, stupendosi della lucidità con cui riusciva a guardarlo, un distacco emotivo tagliente come una lama. Si chiese perchè provasse sentimenti tanto altalenanti per quell'uomo splendido. Era affascinante, intelligente, ricco, poliglotta.. poi, come una bottiglia stappata all'improvviso, salì a galla quel pensiero amaro che inutilmente aveva cercato di mettere a fuoco. "chissà se nella vita è dato amare solo una volta" si sorprese a pensare guardando il compagno. Come se il rombo di quel pensiero l'avesse travolto, i lineamenti di lui si contrassero in un sorriso. Aprì gli occhi, fissandola intensamente con le iridi screziate d'oro. Poi, quasi a risposta, le prese il volto fra le mani e dolcemente la baciò sulle labbra.

venerdì 7 settembre 2007

Stoccarda 2007: quando il talento diventa perfezione!

Incredibile Vanessa Ferrari... conquista per l'Italia la medaglia di bronzo parimerito col Brasile ai mondiali di ginnastica artistica di Stoccarda. Un corpo libero talmente perfetto da far commuovere, una trave eccezionale.. peccato per le parallele asimmetriche che le sono costate lo scivolone al nono posto, recuperato incredibilmente negli esercizi successivi. come si può non ammirare una ragazza di 17 anni che vedendo sfumare il titolo mondiale tira fuori unghie, carattere e volontà e riesce a rimettersi sul podio?! Standing ovation per Vanessa... sei davvero un mito!!!

Naturalmente standing ovation anche per Shawn Johnson, statunitense di 15 anni che ha conquistato il titolo mondiale.. in una sola parola: perfetta.

E infine un brava anche a Federica Macrì, ginnasta triestina dell'Artistica 81, che si è guadagnata il 19^ posto.. davvero niente male, complimenti!

giovedì 6 settembre 2007

Il mio simbolo indiano della felicità

LA RUOTA

La ruota simboleggia la saggezza e l'infinito. Aspiri a vivere in modo intenso, ad approfittare di tutte le esperienze possibili. Vuoi conoscere il mondo e le diverse culture. Desideri avere una vita familiare ricca e una vita professionale intensa. Non vuoi cedere ai compromessi e la tua straordinaria forza di carattere ti permette di realizzare i tuoi desideri, senza rinunce. Ami sentirti vivere pienamente.

Che dire di più? .. Azzeccatissimo!!

Dettagli..al mercato di sacile

Come sono cambiate le cose in soli 10 anni.. ricordo il mercato di Sacile quand'ero ancora una bambina e ci andavo con mia madre. Passeggiando fra le bancarelle, l'unica lingua che si sentiva era il dialetto veneto delle nostre zone, ben in pochi si arrischiavano a parlare italiano. Le vecchiette passeggiavano per il mercato comprando fiori, verdure da piantare nell'orto e qualche improbabile camicione da indossare la domenica, già fuori moda nell'attimo stesso in cui veniva cucito. Insomma: il classico mercato contadino, dove tutti conoscono tutti, i figli, le madri o le nonne, fino a tornare indietro di almeno tre generazioni.

Ora passeggiare per il mercato di Sacile significa trovare una bancarella italiana su tre: cinesi, romeni, africani, marocchini...veneti (he he!). E poi rumeni, polacchi, slavi, americani. Extracomunitari da ogni dove. Le vecchiette di una volta sono state sostituite dalle intrapredendenti badanti dell'est che attraversano l'europa per sopravvivvere.. e pian piano portano qui tutta la famiglia. Così come ha fatto Nasir, sudanese doc. Me lo ricordo, tanti anni fa: aveva solo una piccola bancarella piena di statue africane in legno, di cui sono sempre andata pazza. Era solo e parlava male l'italiano ma era gentile e simpatico, si percepiva che era una persona positiva. Oggi l'ho ritrovato dopo tanto tempo: il solito candido sorriso ma non è più solo, ha portato qui tutta la famiglia e la sua bancarella è composta da 6 tavoli enormi pieni di gioielleria di prima qualità e, certo, delle solite statue in legno. E' sempre bello passare da lui, un sorriso non lo nega mai..e nemmeno uno sconto!!!

E così, passeggiando per le strade di Sacile mi sono resa conto che la globalizzazione è arrivata anche qui (dove ancora non c'è neppure l'adsl!) e mi chiedo quanto gli autoctoni fossero pronti ad affrontare questo repentino cambiamento. Abbiamo perso le origini contadine e ci siamo arricchiti di altre culture, sonorità, colori, lingue.. che a volte incuriosiscono, altre spaventano. Quante delle persone del luogo riescono a capirlo? ..forse nemmeno io.. da un lato sono felice di vedere tutto il mondo qui, dall'altro sento nostalgia per quel microcosmo protettivo in cui sono cresciuta e che ora è andato perduto. Eppure, l'istinto di conoscere, vedere, capire, prevale su tutto...alla fine non mi dispiace affatto questo mercato multietnico! :)

mercoledì 5 settembre 2007

Benetton Basket - CSKA Mosca

Incredibile ma vero, un altro piccolo sogno che si realizza.. dopo averli visti tanto giocare in tv, mercoledì 19 andrò al Palaverde di Treviso per vedere dal vivo CSKA Mosca ospite in casa Benetton per il memorial Bortoletto. Non per togliere nulla alla squadra trevigiana ma non vedo l'ora di vedere all'opera la squadra russa di coach Messina.. spero che dal vivo siano ancora più bravi di come me li ricordo.. finalmente del buon basket!!! :)

Probabilmente il 15 andrò al Palatrieste a vedere la Pallacanestro Trieste 2004.. giusto per poter fare un indegno raffronto..!!! :)

Vabbè.. forza coach Mengucci, siamo tutti con te!!!

Lungo un sentiero di bit...

Gocce di pioggia scivolavano sul vetro della finestra totalmente indifferenti allo sguardo cupo della giovane che scrutava il cielo plumbeo. Le nuvole parevano scolpite nel ghiaccio, un ghiaccio sporco, scuro, dalle sgradevoli sfumature grigio nerastre. Ogni volta che le gocce colpivano il vetro, producevano un suono secco, plic, come un piccolo schiaffo in faccia al suo desiderio di veder il sole. Per quel che poteva ricordare, ogni volta che quell'anno era tornata a casa, la pioggia l'aveva seguita. Non importava che fosse febbraio oppure agosto: non appena parcheggiava davanti a casa cadeva la prima goccia sull'auto. Distolse lo sguardo dall'orizzonte pesante e minaccioso e si concentrò sul computer acceso sul tavolo. Il monitor illuminava la stanza come una porta interdimensionale.. la chiamava semplicemente, aspettando che digitasse nuove parole, formulasse nuovi pensieri, articolasse nuove emozioni. Ma con la pioggia le veniva difficile, scriveva più per noia che per altro. Si guardò attorno. La stanza era la stessa di sempre, quella degli ultimi 20 anni. Ma al contempo era profondamente diversa, quasi spoglia, non le apparteneva più, così vuota e ordinata. Sembrava una stanza d'albergo pronta ad accogliere lei o chiunque altro fosse stato necessario, indifferentemente. Era strano. Viveva in una città che non era la sua e non si sentiva a casa ma neanche quando tornava dov'era cresciuta si sentiva più casa. La sua stanza era la rappresentazione perfetta della sua vita. Un bell' involucro che però non era né carne né pesce perchè nessuno l'aveva arredato, nessuno c'aveva impresso la propria personalità. Potenzialità a mille ma ancora semplice potenzialità. Era stanca di stare in quel limbo. Era stufa del "vorrei ma non posso" o del "non so cosa sono o che sarà di me". Sentiva di essere un foglio bianco molto simile a quella pagina word che aspettava le sue dita sulla tastiera. Le pareva fino a quel momento di aver usato solo la barra spaziatrice, nessuna lettera: in quel modo aveva fatto qualche passo avanti ma non aveva scritto nulla. Le dispiaque rendersene conto. Sapeva di dover solo appoggiare le dita su quei tasti e prima o poi qualcosa di buono ne sarebbe uscito. Si rendeva conto che cambiare era difficile e in un momento così delicato lo era ancora di più. Sedette alla scrivania a fissare il foglio word con occhio vacuo. I pensieri erano legati fra loro da fili di seta troppo stretti per sciogliersi a un semplice movimento..e forse proprio in quello stava l'essenza della vita. Capire che il cambiamento fa parte del gioco e che non va ostacolato ma assecondato. In attesa che arrivi qualcos'altro a cui presto ci si abituerà e da cui presto ci si dovrà staccare per cambiare ancora, crescere, evolvere. Perchè mente e cuore vanno nutriti, sostenuti, rafforzati. L'importante è guardare sempre avanti. Con un sorriso le venne in mente l'unità del discorso dialettico di Hegel, tesi, antitesi e sintesi..il momento astratto -intellettivo dell'affermazione, quello della dialettica razionale, potenza del negativo e infine il mantenimento e superamento dell'unità. Che di nuovo diventa tesi, incontra un'antitesi e si trasforma in sintesi, in una spirale in crescendo che trasforma la dialettica in realtà e la realtà in pensieri e filosofie di vita. I punti di arrivo non sono altro che nuovi punti di partenza. Non sapeva se era stata in grado di lasciare dietro di sé qualcosa ma sicuramente sentiva di essere arrivata ad un momento di antitesi.. stava solo a lei decidere se partire o meno e divenire sintesi.

E dire che Eva aveva solo rubato una mela...

La storia..non solo grandi battaglie e fatti che sconvolsero la vita di tutto il mondo ma anche piccoli e grandi casi umani che stravolsero realtà limitate e sconosciute. Fatti scatenati dalla follia di un singolo detentore di potere e malvagità, in quantità sufficienti a trasformarlo nell'incarnazione del male.

Erzsébet Bàthory
, contessa ungherese che nacque, visse, governò, uccise e spopolò le terre di Transilvania nella prima metà del 1600. Conosciuta anche come Lady Vampire, il più efferato serial killer della storia: in 10 anni fece sparire 700 ragazze vergini (certo, se ci provasse ora, 10 anni le servirebbero solo per trovarle, 700 vergini!!). La leggenda vuole che un giorno Erzsébet, schiaffeggiando una serva tanto forte da farle uscire sangue dal naso, si accorgesse con grande sorpresa che la pelle della mano macchiata dal sangue le era diventata più lucida e bella. Decise così che da quel giorno avrebbe fatto bagni di sangue virgineo per mantenere fresca e giovane la propria bellezza.

La storia e i documenti invece, raccontano che per 10 anni la Contessa adescò le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, sbattendole invece nelle celle dei sotterranei. Lì le sventurate venivano picchiate selvaggiamente, fino a far gonfiare i loro corpi: la Contessa non si limitava ad assistere spesso era lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcavano troppo di sangue li faceva cambiare, poi ricominciava con i pestaggi. I corpi gonfi venivano tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate venivano cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando le loro sofferenze per molti giorni. Ad alcune vittime veniva cucita la bocca, altre erano costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora veniva dato fuoco ai genitali.

Poi, un giorno, quando non ci furono più contadine da rapire né nelle sue terre, né nei villaggi limitrofi, la Contessa commise l'errore che la portò alla rovina: fece sequestrare le figlie dei nobili. Fu così che, nel Natale del 1610 il caso della contessa Bàthory giunse alle orecchie del re d'Ungheria Mathias II. Il processo cominciò il 2 gennaio 1611, presieduto da ventuno giudici. Si susseguirono moltissimi testimoni, anche 35 al giorno. A tutti vennero poste le stesse domande sulla provenienza delle vittime, sui metodi di tortura e sul coinvolgimento della Contessa. Ficzko, il nano che lavorava per la Báthory da 16 anni, non ricordava il numero preciso delle donne che aveva contribuito ad uccidere ma ricordava il numero delle ragazzine: 37. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Raccontò le più agghiaccianti torture: donne uccise a frustate oppure tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie. La balia di Erzsébet ammise di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando loro attizzatoi incandescenti nella bocca e nel naso. La “padrona” invece preferiva infilare le dita nella bocca delle vittime e tirare, fino allo strappo della pelle oppure godeva a dar fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, o ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla. La Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all’ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato.

I Giudici, basandosi sui resti umani trovati al castello, decisero di condannare lei e i suoi complici “solo” per 80 omicidi. Per i servi valse la legge del taglione e vennero torturati come le loro giovani vittime. La nobildonna invece venne murata viva in una stanza del castello, dove morì dopo tre anni di isolamento.

MORALE: il primo vampiro non era un uomo.

sabato 1 settembre 2007

Dall'anima al mondo, attraverso gli occhi.. cefalonia

Era seduta in silenzio, in riva al mare. Gli ultimi raggi di sole le accarezzavano i capelli, il frinire delle cicale impazzite dal caldo le arrivava alle orecchie come una dolce melodia, un suono dolceamaro che le ricordava il poco tempo ancora a disposizione. Guardando l'orizzonte con gli occhi socchiusi, s'imprimeva nel cervello ogni linea, ogni forma, ogni dettaglio: il profilo della montagna a picco sul mare, la linea incerta dell'albero di una barca a vela troppo lontana per distinguerne la bandiera di provenienza, il luccichio aranciato del sole sulla cresta delle onde. Si sentiva al centro del mondo, come se milioni di anni fa tutto fosse nato per lei, per accoglierla in quel momento, per restituirle sotto altre sembianze, quello che aveva perduto. Gioia, fiducia, maraviglia. Come se avesse potuto percepirlo, l'isola l'aveva accolta a braccia aperte nella propria pace silenziosa e, come se la giovane fosse stata un vaso vuoto, aveva cominciato a colmarla, nutrendola attraverso gli occhi con la propria bellezza. All'inizio fu tutto impercettibile. Poi la ragazza si rese conto che non v'era niente su cui posasse lo sguardo che non fosse semplicemente meraviglioso. Tutto ciò che guardava splendeva di luce propria: l'aria era profumata, le persone sorridenti e piacevoli, il mare di una bellezza devastante, il cielo sempre terso. E la musica, certo, la musica greca. Come una magica nenia che le cullava il cuore. Si chiese come potesse non appartenere a quella terra, non essere figlia di quegli elementi, forti e al contempo delicati, di quella terra mistica. Perchè sentiva di appartenere a quel luogo come se non avesse mai vissuto altrove, come se non esistessero un altro tempo e un altro luogo. Distolse lo sguardo dall'orizzonte, lacrime leggere le si erano raccolte agli angoli degli occhi. Le asciugò con un sorriso: forse la luce troppo forte, forse era semplicemente sopraffatta da tanta prepotente bellezza. Disegnò con la mano sulla sabbia, chinando la testa e nascondendo il volto a chi non poteva capire, mentre l'odore di salsedine si mescolava al profumo di timo. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Tra sé e sé ringraziò quella terra stupenda d'aver condiviso con lei la propria energia. Infine, si alzò, si tolse la sabbia di dosso e girò le spalle al mare, allontanandosi. Senza sapere che, prima dell'addio definitivo, quella terra meravigliosa le avrebbe riservato un'ultimo, magico regalo.

...ancora 47 ore...

Il 2 settembre alle 15.49 ora Italiana, dopo due anni e due mesi trascorsi nel segno del Leone, Saturno entrerà nel segno della Vergine... smettendo di smazzare i maroni a tutti i segni fissi dello zodiaco!!!! EVVIVAAA!!!!!! Saturno contro...hai le ore contate !!!!
Da un sito di astrologia: "Saturno sconta ancora oggi la sua fama di pianeta "malefico" dovuta alla sua distanza dal sole, associata per analogia al deperimento fisico, alla vecchiaia, alla malattia, alla solitudine e all'aridità interiore...".

Perciò: se negli ultimi due anni vi hanno messo in galera per evasione fiscale, vi hanno rubato l'auto perchè c'avevate lasciato su la chiave, la fidanzata vi ha mollati perchè l'altro le dà più attenzioni, vi hanno bocciato all'esame di anatomia perchè preferite i mojiti all'apparato digestivo e siete finiti in galera perchè avete avvelenato tutti cercando di cucinare un piatto prelibato.. beh, non prendentevela..non è colpa vostra..è colpa di SATURNO!!!!

QUINDI

Rinnovo l'invito a Milos e a tutti quelli che hanno atteso con me questo incredibile transito astrale, ad uscire a festeggiare..avevo promesso che quando fosse avvenuto mi sarei ubriacata per la felicità.. tra 47 ore terrò fede alla mia promessa!!!! ;)